Del perché c'è il bollino rosso all'ingresso del mio blog

Del perché c'è il bollino rosso all'ingresso del mio blog.

Voglio sentirmi libera di parlare di qualunque cosa gironzoli per la mia testolina con il linguaggio che riterrò più appropriato all'argomento o anche solo al mio stato d'animo del momento; e voglio che anche chi commenta i miei post possa fare altrettanto; ma non voglio urtare la sensibilità di nessuno. I contenuti forti di un blog non sono necessariamente legati al mondo del sesso: si può parlare in termini crudi anche di politica, religione o dei litigi col vicinato.
Io parlo e scrivo esattamente come vivo: pane al pane e vino al vino, chiamando le cose col loro nome, perché non ho mai avuto paura delle parole. Quindi amici e nemici, passanti di una volta e masochisti fissi, qui si scriverà di tutto, ergo chi vuole resti, chi non vuole vada.
Tutti i commenti sono benaccetti, anche le critiche, purché fatti con intelligenza (per chi la possiede) e con rispetto (che invece pretendo da tutti). Non ho messo la moderazione ai commenti e non cancellerò niente di quanto scriverete, ma ognuno si assuma la responsabilità di ciò che lascia ai posteri e sappia che corre il rischio che io gli risponda.
Rispetto le persone che si sentono offese da alcuni tipi di linguaggio o di argomenti: per loro ho messo le avvertenze sui contenuti del mio blog, ma è un'arma a doppio taglio, perchè chi continua a leggere poi non venga a farmi la morale! Al di lá di qualche imprecazione che non è necessario comunicare alla sottoscritta, non si curi di me ma guardi e passi...
Per sapere chi è lo smanettone con polluzioni notturne che ha reso necessario questo chiarimento andate a leggere il 'Post nudo e crudo' del 18 Settembre 2012

sabato 15 dicembre 2012

Parte terminale dell'apparato uro-genitale maschile

-conversazione realmente avvenuta a Febbraio di quest'anno-
 
Non ricordavo dove avevo parcheggiato. Ho girato più di mezz’ora in preda al panico convinta che mi avessero fottuto la Volks (non è un auto è la mia Volks!). E’ che quando giri ore per cercare un buco libero, alla fine smetti di guardare le strade ed i riferimenti, ti concentri sulle auto ferme sperando di cogliere un segnale tipo freccia che ti faccia capire che finalmente hai trovato posto e ti concentri anche su tutte le persone che camminano con qualcosa nelle mani, sperando sia il mazzo di chiavi con cui prenderanno la loro macchina liberando il posto per te... Insomma, alla fine posteggi e corri perché sei in ritardo, dando per scontato che tanto poi riesci a fare la strada inversa... Si col piffero!
Finalmente trovo la traversa della traversa della traversa dove avevo lasciato la mia sorellina (sempre la Volks) e inizio a cercare le chiavi... Niente! Non erano in borsa, non erano nelle tasche del cappotto, non erano nei jeans, oddio vuoi vedere che le ho lasciate vicino al gabbiotto dello sportello dell’INPS dove ho fatto 4 dico 4 ore di fila inutilmente perché non ho concluso un cavolo???? Non è possibile... maledizione ‘dove cazzo ho messo le chiavi????’
Un ragazzo, mai visto prima, mi dice (cito testualmente):
“non è elegante sentire la parola cazzo in bocca ad una donna” 
‘preferiresti ci fosse direttamente il soggetto della disputa nella bocca?’
“vedo che non hai peli sulla lingua”
‘no, di solito li sputo perché mi danno fastidio’
“sono senza parole”
‘non mi sembra’
“non potresti usare delle perifrasi per esprimere lo stesso concetto?”
‘immagino che sinonimi tipo minchia o pene non vadano bene...
scusa, se non trovi le chiavi della macchina ed hai una fretta bestiale urli ma 'dove cazzo le ho messe' o "ma dove parte terminale dell'apparato urogenitale maschile le ho lasciate" ?’
“sei scurrile”
‘ma va a cagare, no, scusa, vai a stimolare quella parte del tuo apparato digerente che trasforma in scorie quanto da te ingerito il giorno precedente e poi lo elimina’
“e dire che con quel visetto pulito sembravi una brava ragazza”
‘lskjghòo***rwnvwjgoòu**kshd**ç§@#udfshwue8’
(usate la fantasia perché davvero non posso trascrivere ciò che ho risposto, tra l’altro urlando che mi avranno sentito quantomeno fino a Napoli)
 
P.S. Adesso sapete perché ho scelto come nick mandorla amara... (vedere box in alto a sx sotto la foto della mia mano)
P.S. (2) Le chiavi erano dentro la macchina, regolarmente infilate nel cilindretto e la macchina era, ovviamente, aperta...
Sono esaurita, mi sa che ho bisogno di riposo

domenica 9 dicembre 2012

Purtroppo lo abbiamo saputo in ritardo

Alla fine di questo post, nel vecchio blog, c'era la foto di un ritratto a matita che avevo fatto alla mia mamma da giovane.
Dopo che un tizio, nell'altra piattaforma, ha preso una mia foto modificandola e ripubblicandola come commento ad uno dei miei post e, successivamente, nel suo profilo ha messo la foto di una lapide con il mio nome sopra e sotto una scritta copiata da uno dei miei post, non me la sento più di mettere il viso della mia mamma in rete, sia pure sotto forma di disegno.

Post del 3 Febbraio 2012
La frase che dà il titolo a questo post è la frase che mi sto sentendo ripetere più spesso.
Vorrei capire come mi sarei dovuta comportare.
Mamma ha smesso di soffrire la notte fra sabato 22 e domenica 23 del mese di Gennaio; il necrologio è uscito sul giornale il lunedì mattina ed i funerali sono stati nel pomeriggio; la tumulazione, una delle esperienze più brutte della mia vita, è avvenuta il martedì mattina. Solo all’uscita del cimitero mi sono resa conto di essere stata in apnea per tutto questo lungo infinito fine settimana.
Stordita ed incredula, senza aver nemmeno toccato il letto per due giorni, la domenica mattina ho dovuto fare alcune telefonate penose da sopportare e da gestire per il mio cuore a pezzi, perché “bisogna avvisare”. Il resto lo ha fatto il tam tam di bocca in bocca...
Così tutta la domenica pomeriggio ed il lunedì mattina abbiamo avuto gente in giro per casa: persone che arrivavano a qualunque ora e non se ne andavano più... ore, ore, ore ed ore di parole liquide e confusione laddove io avrei voluto solo pensieri intimi e silenzio...
Al funerale una signora mi ha ripresa, con un tono visibilmente incazzato, perché non l’avevo chiamata “subito”. Vi giuro che in quel momento non sapevo chi fosse. Un mio amico, sbalordito, ha detto: ‘sta rimproverando Maria? Ma come si permette?’... Un’altra, guardandomi con gli occhi fuori dalle orbite, mi ha messo le mani sulle spalle ed ha iniziato a scuotermi, forse per essere sicura di avere tutta la mia attenzione, dicendo con tono perentorio: “Maria, io voglio esserci, io voglio starti accanto? Hai capito? Io lo voglio!”... E poi un’altra ancora: “Ho perso un’amica, Maria, lo capisci? Lo sai come mi sento? Eh, lo sai?” ed io, in automatico, senza nemmeno riflettere, ‘Non saprei, io ho perso una madre’...
Dall’indomani sono iniziate le telefonate aventi per oggetto il titolo di questo post... ed anche a giorni di distanza, se incrocio qualcuno, me lo sento ripetere... Evidentemente è un modo per ‘scusarsi’ di non essere venuti subito a darmi ‘conforto’ o magari per superare l’imbarazzo di non sapere cos’altro dire quando mi incontrano (stare zitti ed abbracciarmi forte soltanto, no eh?)... Altri lo dicono perché non sono venuti al funerale, per spiegarmi che sarebbero venuti se solo lo avessero saputo in tempo... Come se io mi fossi resa conto di chi mancava... E anche quando fossi stata in grado di notare gli assenti, cosa me ne sarebbe potuto importare visto che l’unica assenza che per me contava era quella della mia mamma?
L’inizio della fine è stato sabato alle 13:00; si è spenta all’una di notte... 12 ore di lamenti che laceravano l’anima e che risuonano ancora in ogni cellula del mio corpo... Sono passate poco meno di due settimane, ma io non riesco ancora a dormire la notte; durante il giorno non va troppo male: ho dei momenti in cui il dolore si fa acuto e le lacrime sgorgano sole e copiose, ma nel complesso riesco a ‘distrarmi’ un po’ e reggo discretamente bene; a volte riesco persino a scherzare e a sorridere financo.
Anche essere rientrata a lavoro mi sta aiutando... Ma la notte, quando rimango sola, mi rigiro nel letto senza trovare pace; appena chiudo gli occhi sento distintamente i suoi lamenti, come se fosse sdraiata accanto a me ed allora mi alzo e giro per casa. Le mie bimbe pelose, poverine, mi guardano con aria afflitta, a volte mi seguono e se mi siedo da qualche parte si avvicinano con delicatezza: Zara poggia la sua testolina sul mio ginocchio e Nera mi lecca le mani... Come farei se non ci fossero loro? Le ho tolte dalla strada e tutti dicono che le ho salvate; io credo sia esattamente il contrario. Chissà se capiscono quanto sono importanti per me e quanto io le ami...
In ritardo in ritardo in ritardo in ritardo... mi scoppia la testa... perché in ritardo, che vuol dire in ritardo...
Cosa avrei dovuto fare? Telefonare a Dio e chiedergli ‘scusa Signore, potresti mica dirmi in anticipo quando verrai a prenderti la mamma? Perché dovrei avvertire parecchia gente, se no poi mi rimproverano’.
O, forse, visto che viviamo nell’era dei Reality Show, avrei dovuto iniziare a chiamare tutti il sabato, così venivano ad assistere in diretta al fallimento delle cure palliative contro il dolore, quando nemmeno la morfina faceva più effetto...
Non vi scandalizzate, in fondo è già successo tanti anni fa, quando hanno filmato e trasmesso secondo dopo secondo l’agonia di un bambino caduto in un pozzo e la frustrazione di tutti quelli che hanno provato inutilmente a tirarlo fuori da lì e lo hanno invece visto scivolare sempre più giù...
Ciao Alfredino, non credo esista un Paradiso e non penso tu possa sentirmi; ma se per caso mi sbaglio, allora vorrei dirti che puoi andare a cercare la mia mamma e magari stare un po’ con lei, perché è davvero una donna di una dolcezza infinita e potreste farvi compagnia a vicenda, nell’attesa che si arrivi anche noi.
Scusate, ma oggi mi gira peggio degli altri giorni.
Passerà...

giovedì 6 dicembre 2012

Tatoo

I miei tatuaggi sono sulla superficie della mia pelle ma vengono dal profondo della mia anima... mi rappresentano in tutto... niente è stato fatto a caso, forma colore dimensione posto dove sono collocati, ogni singolo disegno e l'interazione di tutti e quattro ha dietro una motivazione legata alla mia vita, talmente connessa da non potersi scindere da essa... quindi posso dire che erano con me ancora prima di essere su di me e con me resteranno e diventeranno polvere... (minchia che frasona!)
Ho 4 tatuaggi.
Il primo –in ordine di tempo- è una tartaruga tribale. Si trova sul retro della spalla sinistra e rappresenta la sottoscritta. Sin da piccola ero affascinata dalle tartarughe, perchè si portano dietro la casa; a differenza di lumache e paguri che possono sopravvivere senza la loro protezione e che, anzi, la cambiano man mano che crescono per cercarne una più grande e confortevole, lasciata libera da qualcun altro, le tartarughe formano un tutt’uno con il loro guscio; se questo si rompe, loro muoiono. Per me quindi questo animale rappresenta il mio attaccamento alla famiglia ed alla casa dove ho vissuto per quasi 40 anni, con i miei genitori, mio fratello, gli zii e la nonna (eravamo 7 una piccola folla!). Adesso una parte di quella casa è mia, perché mamma, nonostante stesse già molto male per via della chemio, ha voluto dividerla, sopportando muratori, polvere e rumore, pur di dare a me la possibilità –oggi- di avere il mio guscio di noce, con cui fare tutt’uno.
Il secondo tatuaggio è un sole, ricco di sfumature, con i raggi lunghi e mossi; si trova fra l’ovaio ed il fianco destro, perché in questa zona si genera la vita e rappresenta la mia mamma. Il sole è fondamentale per la vita sulla Terra, è un’immagine positiva di forza ed energia, mette di buon umore, ma non ti permette di avvicinarti o di stare con lui troppo a lungo: rischi di bruciarti e se lo fissi dopo poco hai difficoltà a mettere a fuoco le cose. Ma è il centro attorno al quale l’intero sistema (solare, appunto) ruota. La mia dolcissima mamma era così, fragile e forte, presente e schiva. Fondamentale nella vita di tutti noi. Senza di lei siamo sbandati ed infreddoliti e la casa è maledettamente vuota e silenziosa.
Il terzo tatuaggio è una mezza luna tribale sulla caviglia destra. Rappresenta mio papà. La luna, a torto ritenuta minore, è in realtà indispensabile per la vita sulla Terra tanto quanto il sole, facendo quasi da contraltare. Esattamente come i mie genitori. Io somiglio molto a mio papà, per questo i due tatoo che ci rappresentano sono entrambi tribali. Proprio come la luna, che mostra alla Terra sempre la stessa faccia, nascondendo il suo lato oscuro, papà tiene per sé molti dei suoi pensieri; sondarli è impossibile, conoscerlo veramente un’utopia. Si trova nella caviglia perché quella è una zona estremamente importante per la nostra quotidianità; piedi e caviglie reggono il nostro corpo, eppure non le prendiamo tanto in considerazione, fino a quando succede qualcosa ed allora ci accorgiamo di quanto siano basilari. Una slogatura alla caviglia ti immobilizza. Io ho rotto la destra 3 volte, di cui l’ultima contemporaneamente alla sinistra, rimanendo bloccata a letto per più di un mese e impiegando quasi un anno per la completa riabilitazione motoria. Mio padre è sempre stato un pilastro per me, standomi accanto silenziosamente senza che io facessi caso a lui, ma saltando in prima linea tutte le volte che è stato necessario farlo. Qualunque cazzata abbia fatto, lui c’è sempre stato, rimandando il rimprovero a dopo: intanto agiva e mi aiutava a risolvere il problema. Ecco perché il tatuaggio che lo rappresenta è messo lì, in quello che è il mio punto debole.
Infine il quarto tatoo è una lucertolina, semplicissima, quasi una linea continua, all’interno del mio avambraccio sinistro; sembra muoversi verso di me, nella direzione del mio cuore. Rappresenta mio fratello. È  un rettile, come la tartaruga. Sta a sinistra, come la tartaruga. Ha la testa rivolta verso di me perché negli ultimi anni si è allontanato, ma io spero ritorni. È sul braccio perché io e lui dobbiamo sostenerci a vicenda. Le lucertole sono deliziose, apparentemente ruvide, in realtà se hai la fortuna di riuscire a toccarne una ti accorgi che sono morbidissime, come le pesche. Ma è difficilissimo prenderle, fuggono a nascondersi in qualche anfratto anche sacrificando la loro coda se, per caso, riesci a prenderla. Amano stare al sole ma da sole, se c’è rumore o confusione si rintanano sparendo in crepe irraggiungibili. Mio fratello è così: sembra burbero, in realtà è dolcissimo ed è una delle persone più sensibili e delicate che abbia mai conosciuto. Timido, di una semplicità minimalista, va all’essenziale scrollandosi di dosso il superfluo, infatti il suo tatuaggio è stilizzato e senza nessuna ombreggiatura.
Ecco, adesso avete un altro pezzetto del puzzle chiamato Maria. A chi ha voglia di vedere cosa ne viene fuori dico di guardare tutto, foto, profilo, post perché niente è messo o scritto a caso, ma tutto è sentito, pensato, ponderato eppure spontaneo, vero...
Grazie per aver letto fin qui.

Aggiornamento:
in arrivo il quinto tatuaggio, so già cosa ma non riesco a decidere dove; sarà l’impronta del cane (il perché mi sembra ovvio, in omaggio alle mie bimbe pelose) ed avevo inizialmente pensato dietro l’orecchio destro, ma con i capelli non si vedrebbe tanto... appena decido vado a farlo, ma siccome non ho nessuna fretta, arriverà il momento giusto quando vuole lui, così come è stato per gli altri

martedì 4 dicembre 2012

2012 Odissea nelle ASL

Ho pubblicato questo post nella vecchia piattaforma il 20 Gennaio di questo stramaledettissimo anno.
Non sapevo, non immaginavo o forse non ho voluto capire che eravamo alla fine.
Non lo avrei pubblicato altrimenti, non avrei forse nemmeno avuto voglia di scriverlo e comunque non con quel tono...
Ho sperato e lottato fino all'ultimo secondo. Io ci ho creduto, fino all'ultimo ho creduto che potesse riprendersi in qualche modo, che ci fosse ancora una speranza...
Come è finita chi mi seguiva nell’altra piattaforma lo sa già: è morta due giorni dopo, fra le mie braccia.
Ho pensato a lungo se avesse senso ripubblicare tutti i post legati a lei, perché quando li ho scritti l'ho fatto per sopravvivere ad un dolore talmente grande da non sapere come fare a continuare a respirare; ma adesso che senso ha?
Riflettendo ho capito che almeno per me un senso ce l'ha: quel dolore fa ancora parte di me, non è diminuito di una virgola, riesco solo a mascherarlo meglio, ma dentro fa ancora male, tanto, forse anche di più perché man mano che il tempo passa metto apposto tasselli di memoria e mi accorgo di cose di cui non mi rendevo conto, mi chiedo se in certi momenti avrei potuto comportarmi diversamente, forse avrei potuto fare di più...
Gli ultimi anni ma soprattutto gli ultimi due mesi di quel calvario, Dicembre e Gennaio, mi hanno cambiata profondamente. Non si può capire la Maria di oggi, i suoi improvvisi silenzi, i suoi sbalzi d'umore, gli scoppi d'ira apparentemente immotivati, senza sapere almeno per grandi linee cosa ha vissuto.. Questo fa parte di me, come tutto il resto, io sono il risultato di tutto, nel bene e nel male.. Non posso raccontarmi solo per le cose divertenti o per quelle in cui faccio la dura, quella forte.. Io sono anche questo: sono un dolore che non si placa, sono una ferita ancora aperta, sono una persona che ha imparato ad odiare e che ha risistemato la scala delle sue priorità, sono una persona fragile che si piega e piange senza riuscire a fermarsi, per ore.. sono una persona che si è scoperta piena di ansie e paure per il futuro e che si domanda cosa ne sarà di lei, che ha rimesso in discussione tutto e tutti... Sono una persona che ha perso il suo equilibrio e sta faticosamente cercando di trovarne uno nuovo.
Tutti mi dicono che devo reagire, qualcuno addirittura mi dice 'ma quanto ancora intendi stare così? adesso basta' e la mia voglia di mandare a fanculo il mondo e di restarmene nel mio angolino a fare compagnia al mio dolore cresce in misura esponenziale.
Io lo so che passerà, ma vorrei anche essere lasciata in pace a misurarmi con le mie fragilità; non sono depressa, sono triste e son due cose diversissime, quindi credo di avere il diritto di prendermi il mio tempo ed il mio spazio per accettare la perdita atroce della mia mamma. Ancora non ci sono riuscita e non credo ci sia un tempo standard e anche se c'è visto che chi mi conosce mi ha sempre detto che non sono come la maggioranza delle persone, non capisco perché dovrei assomigliare a questa maggioranza proprio ora; prima mi si loda per la mia originalità, poi mi si rimprovera per la mia diversità, eppure sono due modi differenti di indicare la stessa cosa: un modo tutto mio di guardare al mondo.
Io per ora ho bisogno di recuperare energie, quando avrò fatto il pieno comincerò a reagire, per ora non riesco, dal mio punto di vista è semplice ma visto che nessuno lo capisce devo dedurne che la cosa è chiara solo a me, forse perché tutti pensano alla morte della mia mamma come ad una morte normale; nessuno sa cosa ho passato negli ultimi 5 anni lottando con lei contro il cancro, l’intervento chirurgico, la chemio poi la paralisi per l'ictus, doverla vestire lavare imboccare, sentirmi dire 'lasciami morire, non ce la faccio più voglio morire' e non poterlo e saperlo fare mentre i suoi occhi piangevano..
ma che ne sa la gente di quanto sia stato devastante per me? Di cosa ho nel cuore? Del fatto che ancora in piena notte mi sveglio sentendo i suoi lamenti convinta sia ancora accanto a me.. dopo tutte le notti che ho passato seduta in una sedia accanto al suo letto, puntando la sveglia ogni tre ore per il cambio flebo, cosa ne sanno di che legame avevo io con lei, io ho sempre vissuto con la mia famiglia: vivo sola da tre anni ma per 40 sono stata in casa con loro, ho trovato lavoro molto tardi quindi passavo un sacco di tempo con la mia mamma e adesso mi manca così tanto che a volte mi sembra di impazzire,
perché è così strano capire che ho bisogno di riprendermi la mia dimensione e di leggermi dentro per capire come iniziare a ricostruire la mia vita senza di lei?

A voi il post....

20/01/2012
La mia mamma sta molto male.
Da due giorni non riesce più a deglutire, nemmeno l’acqua, nemmeno usando l’addensante, nemmeno la pappine frullate, niente. Si è resa perciò necessaria l’alimentazione esterna per via endovenosa. Non sono flebo, ma sacche particolari che dà l’ASL di appartenenza su richiesta del medico specialista.
Con la suddetta richiesta mi reco quindi all’ASL per ritirare queste sacche. Entro in un lungo corridoio con molte porte numerate ai lati; non sono sicura ma mi sembra che i numeri pari siano tutti da un lato e i dispari dall’altro. Mi informo su quale sia la stanza giusta mostrando la carta rilasciatami dalla dottoressa che segue mamma:
-dove ha fatto la richiesta per l’assistenza domiciliare integrata, Signora.
-Ok stanza 15 quindi.
-Si.
-Grazie, arrivederci.
Busso alla porta. Non odo risposta. Ri-busso. Silenzio (o almeno a me così pare). Apro ed infilo la testa:
-c’è già una persona, Signora. Chiuda la porta e rispetti la privacy.
-Scusi sono mortificata.
Divento rossa come un pomodoro. Richiudo ed attendo. Quando tocca a me entro, rinnovo le mie scuse precisando che non avevo proprio sentito risposta e porgo il foglio:
-no, Signora, non è qui che deve portare la richiesta. Stanza 20 oppure 18.
Argh! Esco e cerco con lo sguardo le due porte: alla 20 c’è una marea di gente, prendo comunque il numero; dietro la 18 non c’è anima viva. Busso. Nessuna risposta. Ri-busso. Idem. Che faccio? Apro e becco un altro rimprovero? Aspetto? Ma si dai... la fila della 20 è in stallo. Ad un certo punto un tizio esce dalla 20 ed entra nella 18 seguito da una signora. Allora aspetto che la signora esca e busso alla 18. Niente. Il tizio esce e torna nella 20. Arriva una donna con un caffè in mano ed entra nella 18. Ok –penso- ci siamo. Ri-busso. Silenzio. La fila della 20 inizia a muoversi. (Anche le mie ovaie iniziano a muoversi, in senso antiorario). Ri-busso alla 18. Il nulla! Apro:
-signora non vede che ho gente? Aspetti il suo turno, per favore.
Ho battuto il mio personale record: due brutte figure in meno di mezzora. Me ne farò una ragione!
Arriva il mio turno alla 20. Entro. Il tizio che era uscito dalla 20, entrato e uscito dalla 18 e rientrato nella 20 legge la richiesta e mi chiede di seguirlo. Usciamo dalla 20 ed entriamo –si avete indovinato!!!- nella 18:
-signora ha un documento della mamma?
-Lo avete già. Ve l’ho portato due settimane fa quando ho chiesto l’assistenza domiciliare. Avete tutta la documentazione medica, le analisi, le fotocopie dei documenti mio e di mamma. Avete già tutto. Mi è stato detto che non era necessario portare altro, solo la richiesta del medico che la segue.
-Signora si riferisce alla stanza 15?
-Si.
-Ma quello è un altro ufficio! Serve un documento di mamma.
Precisazione: la stanza 15 è di fronte alla 18.
Esco dalla 18. Entro nella 15 senza bussare. Riesco a farmi fare una copia della fotocopia del documento di mamma. Mi ripresento al 20 e torniamo alla 18. Mi da dei fogli da compilare ed esce (sarà mica tornato alla 20?). Compilo i moduli ed attendo. La signora del caffè è ancora impegnata con la coppia con cui l’avevo vista quando, da vera maleducata, ho aperto la porta dell’ufficio. Adesso posso sentire i loro discorsi, devo più che altro, anche se non voglio, perché la stanza è piccola e non ci sono divisori fra le due scrivanie, peraltro molto vicine (alla faccia della privacy). Parlano di soffitti da pitturare, si stanno mettendo d’accordo su alcuni lavori da fare a casa della signora del caffè. L’impressione (quanto sono maligna) è che non abbiano parlato d’altro sin dall’inizio... mi sbaglierò...
Torna il tizio ‘ping pong’ che controlla i fogli e mi chiede nuovamente di seguirlo. Torniamo alla 20! Sto per mettermi ad urlare ma penso alla mia mamma nel suo letto, ad i suoi occhi stanchi ed al suo fisico duramente provato dalla malattia e mi trattengo. Il tizio fa una fotocopia dei fogli, ci schiaffa sopra un bel timbro e mi dice:
-vada nella nostra farmacia a ritirare le sacche
-Porta n°?
-No signora, deve andare all’Asl che si trova in via ***** a Catania.
Dall’altra parte del mondo, praticamente! (Vivo in un paesino vicino a Catania, ma l’ASL di competenza si trova in un altro paesino più lontano e questa farmacia si trova al centro di Catania). Ok calma, guardo l’orologio e mi dico ‘ce la posso fare, se metto da parte tutto quello che mi hanno insegnato quando ho preso la patente e guido la mia Volks (wagen) come so fare io’ (Che sono presuntuosa l’ho scritto a lettere cubitali nel profilo, ergo che vi stupite a fare?). Mi metto in macchina, auricolare e telefonata al fratello intelligente e soprattutto tecnologicamente avanzato: ‘cerca su internet via ***** e dimmi se è in zona piazza ***** che non ne sono sicura; io intanto mi sto dirigendo verso Catania’. Mio fratello richiama e mi spiega dove devo andare con la precisione del centimetro quadrato. Bene sono nella direzione giusta. Arrivo e cerco posteggio: manco l’ombra! Giro e rigiro. Alla fine trovo un posto nelle famigerate strisce blu; è molto lontano ma non c’è altro. Tagliandino e via di corsa verso l’Asl. Entro. Confusione. Cerco l’elimina code: vuoto. Mi guardo in giro e scorgo una signora con un foglio in mano ed una penna dietro un piccolo banchetto. Mi avvicino e, mostrando il foglio:
-buongiorno, devo ritirare le sacche alimentari. Dove devo andare?
-Quella porta lì ma c’è una lista.
-Ok mi scriva. Grazie.
Mi siedo. Aspetto. Il tempo passa. Mi ricordo che devo cambiare il tagliandino alla macchina. Volo. Torno col fiatone e col cuore che sta per scoppiarmi nel petto.
Alle 12:15 la signora della lista se ne esce con la seguente sparata:
-alle 12:30 chiudiamo. Chi non ci arriva torna domani mattina.
Mi tremano le gambe. Di nuovo penso a mamma. Mi viene da piangere ma non faccio in tempo: arriva il mio turno!
Entro e porgo il foglietto.
-no signora, deve andare al 4° piano.
-Cosa???? Ma la signora all’ingresso mi ha detto che era qui, è più di un’ora che faccio la fila!!!!!!!!!!!!!!!!
-Vi sarete capite male.
Ok, va bene, non perdiamo tempo prezioso, 4° piano. Corro verso il corridoio, ascensore guasto, salgo i gradini due per volta, ogni giro di scala temo che il cuore mi abbandoni. Arrivo alla porta che sta per chiudersi ed urlo tipo invasata ‘per favore è urgente’. Spiego sommariamente l’accaduto e porgo il foglio:
-no signora, non è qui che deve chiedere.
-Ma la signorina del primo piano...
-Avrà capito male signora; qui è per fare la richiesta per i pazienti residenti a Catania, lei ha già la richiesta dell’Asl del suo comune quindi deve andare direttamente a prendere le sacche nella farmacia al primo piano. Non c’era bisogno di fare tutto questo giro, ha perso tempo inutilmente.
Respira Maria, respira... ok ascensore sempre guasto, scendo più veloce che posso. Non trovo la farmacia. Inizio a girare: nessun cartello o indicazione. Chiedo ma nessuno mi da retta perché è l’ora di timbrare il cartellino ed andare a pranzare. Comincio ad aprire tutte le porte a casaccio. Mi torna di nuovo in mente mamma. Stavolta i suoi occhi pieni di lacrime (da mesi non riesce più a parlare e comunica con lo sguardo) non riescono più a calmarmi; anzi, mi fanno esplodere. Inizio ad urlare sbattendo porte e tirando calci a tutte le sedie che incontro, imprecando contro tutti i dipendenti pubblici, presenti inclusi. Finalmente qualcuno mi spiega dove devo andare. Arrivo e:
-si calmi signorina, non siamo ancora chiusi. Si metta comoda che sto arrivando.
Mi accascio su una sedia ed aspetto. Non saprei quanto, non avevo più energie nemmeno per guardare l’ora e farmi il conto. Torna la signora e compila un modulo. Mi fa firmare e mi dice che la richiesta scade dopo 30 giorni, cioè il 19/02/2012 e mi da diritto ad un numero non precisato di sacche; nel senso che loro me ne danno solo 8 per volta e che quindi la prossima settimana mi devo ripresentare per averne altre 8 e così via fino al 19 febbraio; dopo di che dovrò rifare tutta la pratica da capo.
-Ora deve andare al nostro deposito a farsi dare le 8 sacche. Piano "-1". L’ascensore è rotto, prenda le scale. Grazie e arrivederci.
Corro al deposito. Mi danno due scatoloni enormi maledettamente pesanti.
-C’è qualcuno che può aiutarmi a portarli fuori?
-No spiacenti.
-Ok grazie lo stesso.
Salgo le scale lentamente, cercando di tenere in equilibrio gli scatoloni ma non vedo praticamente nulla, né davanti a me, né i gradini sotto di me, non vedo dove metto i piedi e procedo a tentoni, andando a memoria, sperando di non cadere. Riesco ad uscire dall’edificio e realizzo che non ho alcuna possibilità di arrivare in quelle condizioni alla macchina, troppo lontana. Finalmente un signore e suo figlio mi vengono in soccorso e, prendendo uno scatolone a testa, mi accompagnano fino all’auto. Mi dice di essere un dipendente dell’Asl, stava cercando un collega. Io non so come ringraziarlo, mi trema la voce, le gambe, le braccia.. ripeto, come un disco rotto, grazie di cuore, grazie di cuore... Mentalmente chiedo scusa a tutti quei dipendenti pubblici seri ed onesti che, facendo di tutta l’erba un fascio, avevo incluso nella mia filippica contro gli inetti, gli scansafatiche, i mangia stipendi a tradimento, i bastardi...
Mentre camminiamo dice da alta voce, scorgendo un signore con un sacchetto della spesa dall’altro lato della strada:
-toh guarda... il collega che cercavo; era uscito ecco perché non lo trovavo!
Fine

venerdì 30 novembre 2012

Bah !

A Gennaio di quest'anno mi è arrivato questo messaggio sul profilo dell'altra piattaforma; preciso che è il primo messaggio di questo tizio e non l'ennesimo di una serie (tradotto: ma questo inizia così?).....

Ecco a voi il capolavoro (ricopiato paro paro senza cambiare nulla, giuro): 

Della donna non si butta via niente!! 21 ricette per cucinarla a puntino.
devo farti una confessione: ho dedicato il 90% della mia vita alle donne. Mi rendo conto dell'errore:
d'ora in poi dedicherò loro il 100%!!
"M'ero accorto che io telefonavo alle ragazze quand'ero su di giri e
loro mi telefonavano quand'erano giù di corda.
Allora ho realizzato di non essere Richard Gere!".
quando una donna mi propone:"Restiamo buoni amici", a me, tradotto, suona così:
"piuttosto che con te lo farei con un rospo!".
Sono anni che la donna lotta per l'emancipazione: è ora che le si conceda almeno
la parità dei difetti!!
Dopo secoli di dura oppressione, finalmente la donna pare abbia trovato il suo rinascimento. Ma, col femminismo, ha commesso un grande errore. Gli uomini, intesi come setta, sono una potenza.

Altro messaggio arrivatomi sempre sul profilo dell'altra piattaforma e sempre a gennaio di quest'anno.
É una vera chicca, godetevelo! (Anche in questo caso non ho modificato nulla del testo, è tutta farina del suo sacco maiuscole intimidatorie comprese)

Ciao sono Massimo,mi farebbe piacere conoscere una ragazza che abbia voglia di avere un incontro "particolarmente intimo"...se l'idea ti alletta che ne diresti di scambiarci i numeri di cellulare?
Rifletti...e RISPONDIMI SOLTANTO SE HAI VOGLIA DI INCONTRARMI ALTRIMENTI RISPARMIAMI LA TUA PREDICA INUTILE...baci a presto

Perché sono piena di gente che mi scrive senza in realtà scrivermi? Cosa sono o cosa credono io sia? Una casella di posta di una rivista femminile per uomini affranti? O il banco di prova per Zelig?
Li attiro io? Devo cambiare profumo? Rinuncio? Che devo fare?
Aspetto ansiosa una risposta, anche una risata va bene... se volete piangiamo insieme... insomma fatevi sentire ; -)