Del perché c'è il bollino rosso all'ingresso del mio blog

Del perché c'è il bollino rosso all'ingresso del mio blog.

Voglio sentirmi libera di parlare di qualunque cosa gironzoli per la mia testolina con il linguaggio che riterrò più appropriato all'argomento o anche solo al mio stato d'animo del momento; e voglio che anche chi commenta i miei post possa fare altrettanto; ma non voglio urtare la sensibilità di nessuno. I contenuti forti di un blog non sono necessariamente legati al mondo del sesso: si può parlare in termini crudi anche di politica, religione o dei litigi col vicinato.
Io parlo e scrivo esattamente come vivo: pane al pane e vino al vino, chiamando le cose col loro nome, perché non ho mai avuto paura delle parole. Quindi amici e nemici, passanti di una volta e masochisti fissi, qui si scriverà di tutto, ergo chi vuole resti, chi non vuole vada.
Tutti i commenti sono benaccetti, anche le critiche, purché fatti con intelligenza (per chi la possiede) e con rispetto (che invece pretendo da tutti). Non ho messo la moderazione ai commenti e non cancellerò niente di quanto scriverete, ma ognuno si assuma la responsabilità di ciò che lascia ai posteri e sappia che corre il rischio che io gli risponda.
Rispetto le persone che si sentono offese da alcuni tipi di linguaggio o di argomenti: per loro ho messo le avvertenze sui contenuti del mio blog, ma è un'arma a doppio taglio, perchè chi continua a leggere poi non venga a farmi la morale! Al di lá di qualche imprecazione che non è necessario comunicare alla sottoscritta, non si curi di me ma guardi e passi...
Per sapere chi è lo smanettone con polluzioni notturne che ha reso necessario questo chiarimento andate a leggere il 'Post nudo e crudo' del 18 Settembre 2012

domenica 11 agosto 2013

Fatti a nomina e vo cucchiti

Per un breve istante della mia vita posso dire di essere stata famosa, una vera VIP!
Sono stata ‘citata’ nientepopòdimenoche in un post di Giginosco... come dite? Bella forza è mio zio? Invidiosi siete!
Ecco il link al post

http://blog.libero.it/iocelhoprofumato/11171601.html

La parte dove si parla di me (!!!!) recita esattamente così:
“O anche, se vi siete alzati con la voglia di menare le mani, potreste insultare qualcuno che non sa manco che esistete. Se volete essere di tendenza fatelo con mia nipote signora mandorla, che è una ragazza generosa e un calcio in culo virtuale non ve lo nega di sicuro”
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Ecco, direte voi, ma non è che ti cita per dire quanto sei speciale.. praticamente dice che sei un’attaccabrighe e che non te ne fai passare manco una...
E allora?
Intanto io ho una citazione e voi no, e scusate se è poco... Io ho avuto il mio quarto d’ora di celebrità, pace all’anima di Andy.
E poi che pretendete da una Catanese DOC?
Che noi mica le mandiamo a dire, no.. noi forgiati nel fuoco dell’Etna siamo.. duri come la pietra lavica.. ergo non fateci arrabbiare.. però però.. se invece ci sapete prendere per il verso giusto, siamo come le cassatelle con la scorza che sembra dura, ma zucchero è e si scioglie in bocca e poi c’è il ripieno morbido e dolce...
In conclusione questo post era stato scritto ESCLUSIVAMENTE per ringraziare Zio Gigi che mi aveva fatto l’onore di citarmi affettuosamente in un suo post delirante... prova che finalmente sul web stava iniziando a girare roba buona...
Ah volete sapere che c’azzecca il titolo... giusto: fatti a nomina e vo cucchiti significa letteralmente fatti una fama e poi coricati.. cioè una volta che ti sei fatto la fama di essere in un certo modo puoi non fare più nulla perché tu sarai sempre ciò che dicono che tu sia... questo vale nel bene e, come in questo caso (eheheheh) nel male, perché a quanto pare mi sono fatta la nomina di una che fanculizza la gente come sport preferito... e visti i post dedicati a quelle due simpaticissime donzelle che mi hanno scassato le ovaie friggendole in pastella non posso certo dare torto allo zio e a quanti di voi pensino che io stia perennemente con i guantoni da boxe infilati... che poi è vero, sicula verace sugnu.. si si verace come le cozze :-)
Comunque non è mica colpa mia se attiro le squilibrate come il miele con le mosche...
Vi lascio un link di un sito che ho scoperto per caso e che vi farà capire di me e dei catanesi molte più cose di quante io non riesca a dirne, visto il rapporto di amore/odio che da sempre mi lega ai miei conterranei... ma non alla mia terra.. per lei solo amore incondizionato.. al punto di non avere avuto la forza di andarmene quando avrei potuto e ancor di più di non pentirmi di esser rimasta adesso che le cose non stanno andando bene...
Il mio cuore, ne sono certa, è di forma triangolare! 

http://www.mimmorapisarda.it/SEICATANESE.htm

mercoledì 31 luglio 2013

Un giorno di ordinaria follia

Venerdì 30 marzo 2012 
Ore 7:30 faccio il pieno alla Volks, tiro fuori il bancomat e scopro che è disabilitato -
il pomeriggio precedente avevo controllato online il saldo del mio conto: era tutto apposto -
senza capire cosa stesse succedendo, ma con la fregola di far tardi a lavoro, lascio la carta di identità al benzinaio con un milione di scuse e le guance rosso pomodoro e scappo verso l’officina -
lì cerco inutilmente per due ore di capire dove cazzo sarei dovuta stare lunedì 2 aprile, in quale reparto con che mansioni e soprattutto con quale orario (era l’ultimo giorno prima del declassamento preannunciatomi)-
niente -
voci di gossip dicono che resto dove sono -
nel frattempo chiamo in banca e scopro che mi hanno bloccato il bancomat perché c'è quello nuovo e loro sostengono di avermi mandato via posta ordinaria (!) la lettera con la comunicazione della sostituzione ed il nuovo pin -
ma come non lo ha ricevuto? -
(siiiii certo è che volevo vedere se era uno scherzo idiota di una cassiera del cappero) -
mai ricevuta ed io sono una maniacalmente precisa in queste cose -
chiedo come mai avendo entrambi i miei numeri di cellulare ed anche il numero di casa di mio padre e non vedendomi spuntare in banca alla scadenza per il ritiro della nuova carta non abbiano pensato di telefonarmi per vedere se per caso non avevo ricevuto la lettera anziché bloccarmi la carta senza manco dirmelo... -
mica possiamo chiamare tutti? -
che risposta è? -
e comunque per costringermi a venire in banca per fare uno stupidissimo test sulla tipologia di rischio cui appartengo mi avete scassato le ovaie fino alle tube per tre giorni, nonostante il mio profilo ‘basso’ di chi, se potesse, metterebbe i soldi sotto la mattonella non sia mai cambiato in tanti anni che son cliente, infatti alle stesse domande ho dato le stesse risposte -
in ogni caso a me la lettera in questione non è arrivata -
non potevate saperlo? -
allora mandate una raccomandata a/r e così sapete chi ha ricevuto e chi no e chiamate solo 'quelli no' -
si, va bene! -
ma scusate voi mandate il pin ‘segreto’ in una lettera con tutti i miei dati, nome cognome indirizzo e colore delle mutande, con la posta ordinaria? -
Esco da lavoro alle 12:09 mi fiondo in banca dall'altro lato del mondo arrivo all’una e cocci e tento di entrare ma “si prega di depositare gli oggetti metallici ecc” -
si lo so ma la cassettiera ha la metà dei cassetti rotti o senza chiave, quelli liberi e con chiave sono piccoli e stretti, la mia borsa non ci entra -
per favore mi fai entrare dai che mi conosci da una vita -
uffa la signora prima di me l’hai fatta passare nonostante avessero suonato tutte le sirene della banca, delle auto parcheggiate lungo la strada e pure le campane della chiesa -
niente “si prega di uscire e di depositare gli oggetti metallici nella cassettiera” -
(lo so io dove te li infilerei gli oggetti metallici) -
apro la borsa ed inizio la divisione dei beni: chiavi della Volks e di casa, portamonete, porta occhiali da vista in uno sportellino; porta occhiali da sole e 2 pacchetti di fazzoletti + il frontalino estraibile dell’autoradio in un altro cassetto; borsa (per fortuna di stoffa) arrotolata, con altre quattro cosette dentro, infilata in un altro cassettino -
tengo solo il portafogli e le tre chiavi della cassettiera -
entro, visibilmente incazzata -
la signorina per telefono mi aveva detto “non si preoccupi, passi che sistemiamo tutto, le diamo la nuova carta e va tutto apposto” -
una volta in banca, visto che lei era impegnata con un altro cliente ed io avevo bisogno di contanti perché nel pomeriggio dovevo andare dal dottore che non ha il pos, lei stessa mi dice di fare la fila allo sportello per un prelievo e dopo andare da lei che mi avrebbe dato il nuovo bancomat, annullando il precedente -
pensando di avere a breve il bancomat e poter tornare alla mia normalità, mi limito e prelevare i soldi necessari per la visita del pomeriggio con un piccolo surplus, giusto per fare cifra tonda: € 200,00 -
tanto fra qualche minuto avrò il nuovo bancomat e sarà tutto apposto -
allo sportello non mi danno alcuna ricevuta del prelievo fatto ma mi chiedono di mettere una firma digitale di modo che riceverò tutto via mail perché stanno informatizzando i servizi alla clientela -
ed allora perché cavolo non mi avete avvisato online che il mio bancomat stava per scadere? Mi collego tre volte al mese, maledizione, potevate mettere uno straccio di avviso, no? -
entro nell’ufficio della signorina -
mi da la nuova carta MA scopro che non posso usarla perché il pin era nella lettera che non mi è mai arrivata -
mi dice anche serenamente che non sono la sola che non ha ricevuto ‘sta maledetta lettera-
e quindi secondo lei io che dovrei fare? -
prelevi allo sportello una somma che pensa possa bastarle in questo periodo -
ma ho già prelevato!! -
noi richiederemo il duplicato del pin -
e quanto tempo passa di grazia? -
non lo sappiamo -
bene e questo duplicato mi arriverà sempre per posta ordinaria? -
certo signora -
(fanculo!) -
Ore 16.30 ginecologo
visita + striscio + ecografia interna fastidiosissima + visita al seno
mi ha prescritto un quintale di analisi di sangue e urine e la mammografia e udite udite, dato che i miei fibromi aumentano di numero e pure le cisti, la pillola!
così la cellulite mi arriverà alle orecchie gonfierò e mi sentirò una cacca;
lo so perché l'ho già presa per anni sempre per lo stesso motivo
ma col casino di mamma l'avevo interrotta perché la dimenticavo di continuo;
considerato che non ho nemmeno con chi trombare direi che è proprio una beffa! -
comunque 120 euro al dottore, 5 euro alla segretaria che ha il marito disoccupato, due figli e temo (non ne sono certa) lavori lì in nero e via dal benzinaio a pagargli le 73 euro del pieno fatto di mattina (meno male che avevo prelevato qualcosa di più) -
poi in farmacia dove non conoscono questa pillola, me la faranno trovare martedì -
meno male perché d’improvviso realizzo che, sommando tutto quello che ho sparso in borsa, mi sono rimaste solo € 7,00 più una manciata di monetine ed una cinquantina di euro che però sono nel cassetto del comodino, a casa !! -
per fortuna la pillola costa solo 15 euro, al mese
Ore 18:30 rientro a casa
distrutta -
qualche giorno fa ricevo via mail dalla banca la ricevuta per il prelievo fatto con un addebito di € 2,50 -
io ho il conto online come detto, ma ho diritto a tre operazioni gratuite allo sportello -
mai stata in banca da gennaio al 30 marzo -
ne è certa signora? -
cazzo si!
mamma era in fin di vita a gennaio
ricordo ogni fottutissimo secondo di quelle giornate
sono certa di non essere mai stata in banca
e -in ogni caso- se anche fossi passata per farvi ciao con la manina avete per caso trovato traccia di mie operazioni allo sportello?
no? bene! 
e allora questa commissione su cosa è stata applicata? -
signora passi che vediamo di sistemare tutto -
si certo sarò da voi a breve
i primi di maggio
ci conti
(verrò a chiudere il conto, testa di cazzo) -
- ah dimenticavo, il pin è arrivato venerdì 13 aprile
sono rimasta senza bancomat per 15 giorni
facendomi prestare soldi da mio padre e da mio fratello per fare la spesa e per altre piccole ma normali uscite quotidiane -
amen



Ho cambiato banca; e la filiale che ho scelto è gestita solo da donne l’unico uomo è la guardia giurata all’esterno, per il resto donna è la direttrice, donne le due cassiere, donna l’addetta alla clientela privata, donna colei che si occupa delle imprese...
Quella filiale funziona da dio!
Ho avuto di recente un problema con il bancomat che si è smagnetizzato e nonostante fosse l’una ed avessero già chiuso, mi hanno vista, mi hanno fatta entrare, con la borsa le chiavi le mutande di ferro ed il reggiseno coi sonagli senza che suonasse l’allarme attacco terroristico ed in mezz’ora mi hanno dato un nuovo bancomat con il pin e tutto ed hanno aspettato che lo provassi allo sportello esterno prima di salutarmi...
Che voglio di più dalla vita?
Lavorare lì !!!
: D

domenica 28 luglio 2013

Gira la ruota, ma non cambia granché

Post pubblicato il 13 Giugno 2012 nel vecchio blog
Purtroppo l'entusiasmo durò poco; per carità è sempre un bastardo in meno e che bastardo poi.... Ma le cose vanno molto male
Al momento non mi va di aggiungere altro, sono troppo avvilita.

Lo hanno mandato via. Finalmente lo hanno tolto da lì.
In questi giorni in officina si sta bene. In giro solo volti sorridenti e distesi.
E' possibile che un solo uomo potesse fare questo effetto a tutti? Si.
Un solo essere ignobile era riuscito ad ammorbare l'aria al punto da renderla irrespirabile.
Da quando è arrivata la notizia è stato come se il velo grigio opaco, quella coltre pesante che ci schiacciava tutti contro il pavimento, si fosse dissolta in un istante.
Finalmente possiamo guardare con ottimismo quel posto che ci accoglie tutti i giorni per consentirci di portare a casa la pagnotta per noi e per le nostre famiglie.
Non mi illudo che d'ora in poi tutto sarà facile e meraviglioso perché le teste di chi è rimasto, compresa la mia, non sono cambiate (soprattutto non è cambiata quella al vertice) e perché siamo pur sempre in cassa integrazione; ma, almeno, abbiamo riacquistato la nostra dignità di lavoratori.
L'uomo che per 4 anni mi ha umiliata in tutti i modi possibili, colui che ha inutilmente cercato di convincermi della normalità dei suoi comportamenti, quello che diceva "qui la legge sono io, io comando e tu obbedisci" quando gli obiettavo l'illegittimità dei suoi provvedimenti, la persona che ha provato a declassarmi minacciando di sostituirmi con una collega se non adeguavo il mio abbigliamento ai suoi desideri, dicendomi, in piena riunione con tutti i miei colleghi maschi presenti, "devi vestirti come se lavorassi in un night club", il bastardo che all'inizio della malattia di mamma mi rifiutava i permessi dicendomi "fattene una ragione si nasce e si muore, questa è la vita" e che poi ha dovuto soccombere dinanzi alla Legge 104, l'uomo che mi ha costretta a rivolgermi ad un avvocato per difendermi da una ridicola quanto pretestuosa contestazione disciplinare, colui che ha fatto e detto cose che non posso riportare perché non ho prove a dimostrazione della verità delle mie affermazioni, insomma il mio incubo è stato sostituito da un nuovo Direttore Commerciale.
Ed io, guardando lo specchio stamattina, ho sorpreso i miei occhi a sorridermi.

domenica 7 luglio 2013

News dal fronte (aggiornamento al post precedente)

Questo è un vecchio post pubblicato a fine Marzo 2012 per raccontare come era andata a finire la storia del mio declassamento, riportata nel post precedente dal titolo Il lavoro nobilita l'uomo ecc...
Come vi ho già detto a Gennaio di quest’anno mi hanno trasferita nella filiale di un paesino dove il lavoro è decisamente ridotto in quantità e qualità, anche se ufficialmente ho mantenuto stipendio, mansioni e contratto.
La collega che avrebbe dovuto sostituirmi è diventata un mio superiore ed ha provato in tutti i modi a farmi dimettere, usando anche la morte della mia mamma per cercare di farmi esplodere e farmi commettere un gesto che avrebbe dato loro la scusa per licenziarmi (l’ho verbalmente mandata a quel paese ma, nonostante il fortissimo impulso e la rabbia, sono miracolosamente riuscita a non appiccicarla al muro); dopodiché ha cercato di snervarmi con controlli continui e telefonate a ripetizione (un venerdì mi ha chiamata sei volte in tre ore per sapere a che punto erano le telefonate che mi aveva dato da fare.. perché adesso faccio la centralinista outbound o, perlomeno, questo è quello che hanno provato a farmi fare... ma dopo due settimane ho deciso che visto che di scritto non c’è nulla, se non faccio ciò che mi viene chiesto oralmente e che non rientra nei miei compiti non possono farmi nulla: ripeto come un disco rotto ‘fatemi un ordine di servizio scritto’ e siccome questo ordine non arriva io continuo a non fare ciò che loro chiedono)
A voi....

La collega, senza alcuna fatica, ha chiesto ed ottenuto dal Grande Capo di rimanere dov’è; di conseguenza anche io potrò restare al mio posto.
Almeno così pare, perché di scritto non ho ricevuto nulla, e nemmeno di ‘orale’ ... lo so per ‘sentito dire’ ...
Non è fantastico? Nell’epoca delle mails e delle video chiamate noi comunichiamo ancora col passaparola tipo ‘cuttigghiu’ (termine siculo per indicare il cortile, non nel senso di aia, ma di chiacchiericcio gossipparo).
Ergo la situazione reale la saprò solo lunedì, quando mi presenterò a lavoro.
La cosa triste e folle contemporaneamente di tutta la faccenda è che nessuna delle due decisioni –spostarmi o lasciare tutto com’è- è stata presa ponderando pro e contro nell’interesse dell’azienda. La collega resta dov’è non perché non è la persona adatta a sostituirmi, ma perché lei non vuole farlo. E poco importa, in questo frangente, che lei non voglia perché consapevole di non avere le competenze per svolgere i compiti che il mio ruolo richiede. Le mie proteste nulla hanno potuto, le motivazioni addotte a sostegno di quelle proteste sono cadute nel vuoto, la sua unica richiesta ha funzionato.
Due estati fa, dopo l’ennesimo periodo di malattia dovuto al freddo ‘insaccato’ durante gli inverni precedenti, presentai un certificato redatto dal mio medico, in cui lo stesso richiedeva uno spostamento urgente della sottoscritta in un ambiente più confortevole, onde evitare il peggioramento delle condizioni di salute della paziente. Diedi personalmente il certificato al Grande Capo. Poco dopo dovetti tornare nel suo ufficio per lasciargli delle carte da visionare; lui era uscito, perciò entrai solo per depositare sulla scrivania le suddette carte e vidi il mio certificato ‘appallottolato’ dentro il cestino della carta straccia; lo raccolsi e me lo misi in tasca.
Ce l’ho ancora ...
Purtroppo il 90% delle cose che succedono là dentro io non posso dimostrarle e, di conseguenza, è come se non succedessero.
I miei reumatismi al sangue però posso dimostrarli, ed anche se non credo di poter dimostrare che la causa del loro riacutizzarsi è dovuta al posto dove sono costretta a stare, va da sé che di sicuro non mi fa bene starci ...
Adesso in ogni caso arriva la bella stagione, quindi avrò sauna e bagno turco gratuiti e mi lamento pure! C’è gente che li paga a suon di abbonamenti nel centro estetico di grido ed io, invece, vengo addirittura pagata per stare là ...
Ah! (sospiro)
 
N. B.
Pregasi notare che questo post è corto, fatemi i complimenti, grazie, ché mi è costato fatica assai
:D

martedì 25 giugno 2013

Il lavoro nobilita l'uomo, la donna un po' meno, a volte

Ho scritto e pubblicato questo post a Marzo 2012.
Uno sfogo per non esplodere o, peggio, implodere...
Prima di farvelo leggere vorrei fare alcune premesse.
Lavoro in questo posto dalla metà del 2008 e sono successe e continuano ad accadere cose incredibili; della stragrande maggioranza NON posso scrivere perché potrebbero ritorcersi contro di me .... se solo avessi le prove ... ma non le ho ... ho testimoni che non vogliono parlare ... alcuni ... altri che parlerebbero se ci trovassero qualcosa da dire, ma per loro è tutto normale .. anche questo post fu un rischio, ma stavo davvero troppo male e dovevo sfogarmi ... (Nel vecchio blog avevo messo anche foto mie e quindi ero assolutamente riconoscibile; qui per i motivi che ho già spiegato non ho fatto altrettanto, ma ci sono le foto delle mie bimbe e quindi in un certo senso chi mi conosce può riconoscermi e, se non è esattamente mio amico, potrebbe anche sputtanarmi, perciò devo rimanere nel generico per evitare che quanto scritto possa configurare un reato di diffamazione o che so io)
Da quando ho scritto il post che segue sono cambiate molte cose, alcune solo di facciata, superficiali, la sostanza è rimasta tale e quale, nonostante un parziale cambio al vertice (uno dei due che mi creava problemi è stato spostato); il cambiamento più grosso è stato, a gennaio di quest’anno, il mio trasferimento ‘improvviso’ ad una sede fuori città, senza rimborso spese di carburante e di pedaggio autostradale: se considerate che il mio stipendio è già leggermente decurtato per via della cassa integrazione (per mia fortuna ho un contratto metalmeccanico, quindi anche se faccio solo 20 ore a settimana lo stipendio è quasi normale) e che queste ulteriori spese ammontano a circa 200 euro mensili, vi fate il conto delle difficoltà cui sto cercando di fare fronte. Inoltre la mia nuova postazione di lavoro è peggiore della precedente, semmai poteva essere possibile, e soffrendo di continue emicranie dopo numerosi accertamenti è saltato fuori che mi è venuta una bella sinusite ed ho dovuto già fare due cicli di aerosol con antibiotico. Ma non riesco ad ottenere che mi mettano in un posto più riparato.
Ho provato ad accettare alcune disposizioni, ma non ne sono venuta comunque a capo; da me qualunque cosa si chieda di fare ad un dipendente lo si pretende oralmente... da un anno a questa parte mi sto opponendo al verba volant pretendendo lo scripta manent .. per esempio mi sono rifiutata di accettare un cambio turno comunicatomi a bocca .. purtroppo sono fra l'incudine ed il martello: se li assecondo fanno di me ciò che vogliono.. se li contrasto la mia posizione peggiora.. comunque faccia non ne esco bene.. uno stress...
Mi sono anche resa conto che, con i miei colleghi, l'errore è mio che cerco ancora ostinatamente di far vedere le cose a chi non vuole vederle .. sono un pesce fuor d'acqua .. loro hanno il loro equilibrio e sono io che non riesco ad adeguarmi .. e mi illudo di poter fare adeguare loro al mio .. sono andati avanti per anni senza di me .. chi sono io per dire loro che sbagliano? .. io sono un'idealista, non c'è posto per me qui
A voi il post dell’anno scorso....

Credevo, in 4 anni, di aver costruito qualcosa; credevo di aver seminato se non bene almeno decentemente; non pensavo di trovarmi in un giardino di rose, ma nemmeno in un campo incolto ricoperto da gramigna.
Credevo di aver dimostrato con le azioni concrete di essere fatta in un certo modo, sicuramente non perfetto, ma con sue qualità peculiari e speravo quindi di essere immune quantomeno da un certo tipo di critiche.
Ho sbagliato tutto, non ho capito nulla.
ERRORE – 1° avviso!
Ho scoperto a mie spese che il mio aspetto fisico, non conforme agli standard aziendali, conta più del mio cervello e delle mie competenze.
Ho scoperto che chiunque, anche se –suo malgrado- meno preparato, può sostituirmi anche a scapito dei risultati, perché l’unica cosa che conta è che si veste nel modo giusto.
Lavoro come centralinista/segretaria/cassiera/colei che toglie le castagne dal fuoco altrui/ il Benjamin Malaussène in gonnella della situazione/ varie ed eventuali, nell’officina meccanica di una importante concessionaria di auto a Catania. Non ho un ufficio, staziono dietro una scrivania in una specie di gabbiotto ricavato fra il magazzino ricambi e l’accettazione e con-divido la suddetta scrivania, il telefono, il computer e le due stampanti con altre 3 persone; io la occupo, adesso che siamo in cassa integrazione, solo per 4 ore al giorno, prima erano 8  ma con lo stesso risultato: non ho cassetti personali, non ho privacy, non ho la porta, perché appunto non è un ufficio, non ho nemmeno un appendiabiti per i cappotti, ma in effetti non mi serve... in inverno non c’è il riscaldamento, è tutto aperto, non mi piove addosso, ma se tira vento e fa freddo non hai modo di ripararti e ti devi arrangiare coprendoti il più possibile, che poi è quello che faccio io (calcolate che nei pressi del gabbiotto c’è l’apertura per far entrare le auto e i fuori strada, che è grande abbastanza da farci passare quasi un carro attrezzi, se volesse). In estate, viceversa, si muore di caldo perché là dentro si trasforma in un fornetto dove si superano tranquillamente i 40°C.
Da quando lavoro lì ho dovuto fare due cicli di punture di penicillina perché mi sono tornati i reumatismi al sangue che non avevo più avuto dagli 8 anni in poi, credo. Non posso prendere freddo, ordini del medico! Per cui da Ottobre a metà Marzo circa se vi capitasse di passare da quelle parti e voleste salutarmi, dovreste cercare una sorta di omino della Michelin marrone scuro, con cappello in tinta (sia mai che mischi i colori io) calato fin sopra le orecchie e sciarpona di lana sempre marrone (perché anche noi ‘sciatte’ abbiamo un certo stile) avvolta fin sotto il naso... nel mezzo ci sono un paio di occhiali da vista... non sarà difficile, i miei colleghi indossano la divisa con i colori della casa automobilistica che rappresentiamo e non c’è traccia di marrone; l’altra differenza è che loro sono tutti maschi mentre io no, ma per come sono conciata convengo con voi che non è facile da capire, perché oggettivamente non sono un bello spettacolo.  Ma il freddo è freddo e la salute mi sembra motivo sufficiente per fregarmene dell’eleganza e pensare a salvarmi la pellaccia; tra l’altro non mi sembra molto intelligente andare vestita ‘carina’ per due giorni e poi stare a casa in malattia per altri dieci... e poi diamine mica lavoro in un centro estetico o in un grand hotel o in un atelier di alta moda... è un’officina meccanica!
ERRORE – 2° avviso!
Prima di entrare dentro l’officina si passa davanti gli uffici commerciali, riscaldati e con finto parquet, dove stazionano i venditori, giustamente in giacca e a volte cravatta,  alcune gentili donzelle con vari ruoli, il direttore commerciale ed il presidente (siamo una S.p.A.). Non fatevi stordire dal canto delle sirene ;-) mi raccomando, so che non è facile considerato che le mie colleghe, tutte magre e con corpi perfetti (ahimè), sono spesso con gonne striminzite o con pantaloni che nulla lasciano all’immaginazione e con tacchi vertiginosi già alle 9 del mattino che come cavolo fanno a non morire lo sanno solo loro... ok ok, in parte è invidia, lo ammetto: io adoro i tacchi ma non li so portare, tra l’altro col piccolo difetto al piede che ho (vd. post I 7 vizi capitali di una mandorla amara) mi risulta doloroso stare troppo sull’avanpiede, specie considerato che –a differenza delle succitate- io dovrei sollevare e tenere in equilibrio ben 74 kg (un tempo suddivisi fra massa magra e grassa, ormai solo grassa)! Se riuscirete a superare i gorghi di Scilla e Cariddi arriverete all’officina e, vedendomi, penserete ‘io con questa ci ho pure parlato e mi rispondeva nella mia lingua, ero sicuro appartenesse alla razza umana’...
Quando ho fatto il colloquio di lavoro non mi sono presentata stile vamp, ero normale, come vesto tutti i giorni o quasi.
Non mi sono mai messa certi abiti, nemmeno da giovanissima, quando forse potevo permettermelo, perché non mi sono mai riconosciuta in quello stile, né mi sono mai sentita abbastanza sicura delle mie forme... da adulta ammetto che mi piacerebbe ogni tanto vestirmi ‘secsi’ magari per uscire con un uomo, trovandone uno ovvio, ma nella quotidianità amo la comodità, l’abbigliamento casual, magari -laddove è possibile- sportivo; adoro le mie tute e le mie scarpe da ginnastica... riesco ad essere più femminile solo quando fa caldo, perché metto vestiti e scarpette graziose, ma non ho minigonne nell’armadio né abiti da femminona: non sono mai stata né sarò mai femme fatale, al massimo, forse, potrei risultare, impegnandomi, agli occhi di qualche uomo molto miope o in lunga e prolungata crisi di astinenza da patata, persino sensuale, ma sexy mai, impossibile, non fa proprio parte del mio DNA... ho un cassetto pieno di autoreggenti e calze con reggicalze in pizzo che non ho mai messo, perché la sola idea di sembrare un prosciutto avvolto nello spago, pronto per la stagionatura mi fa passare qualunque velleità femminil/romantica/sensual/shic... Ammettiamolo: quando ti infili in un qualcosa di fasciante e ti accorgi che fuoriescono rotoli qua e là bisogna arrendersi all’evidenza... certo potrei un giorno incontrare un uomo col gusto dell’orrido e magari avere anche io il mio quarto d'ora di secsicità, ma dubito avverrà in questa vita, visto che l’età non è un gambero.
In ogni caso, se anche fossi uguale uguale alla Valentina di Crepax (magari, sarei disposta a vendere l’anima al diavolo!)  non mi vestirei in quel modo a lavoro, per principio; liberi di non credermi, ovviamente...
In estate, dicevamo, riesco a sembrare di nuovo una femminuccia, ma capirete che con 40 e passa gradi che si creano nell’officina (siamo in Sicilia, non so se avete presente cosa siano giugno, luglio e agosto dalle mie parti) non è agevole sembrare fresche come appena uscite dal parrucchiere; di solito mi riduco con il vestito, in originale a tinta unita, a strisce in gradazione, dove le parti scure sono tali perché madide di sudore (che schifo, lo so); idem per il viso, gocciolo anche stando ferma e seduta col minimo sindacale del movimento dei muscoli involontari atti alla respirazione, azzerando anche i pensieri più reconditi per non sprecare energia ed emanare calore ulteriore, con conseguente sguardo spento, anche perché in quelle condizioni climatiche estreme i miei neuroni alzano bandiera bianca già dopo un’ora e cocci!
Credevo che l’essere (quasi) sempre gentile col cliente, il cercare di andare incontro alle sue esigenze nel rispetto degli interessi dell’azienda (mediazione tutt’altro che facile, credetemi), il mostrare professionalità al di là delle condizioni di lavoro e degli stati d’animo interiori, il saper fare le cose per le quali sono pagata e, spesso, anche quelle che esulano dai miei pur variegati compiti, il contribuire –nel mio piccolo- a mandare avanti il lavoro nonostante la cassa integrazione e le paure per il futuro incerto che questa porta con sé, il sorriso e l’educazione del mio modo di pormi, nonostante la maleducazione e l’arroganza di parte della clientela e –a volte- non solo di essa, il tentativo di mediare le richieste più folli pur di lasciare contento il cliente, credevo che tutto questo ed altro ancora, fosse sufficiente per farmi apprezzare nonostante i miei inevitabili difetti...
ERRORE – 3° ed ultimo avviso!
GAME OVER!
A partire dal primo aprile la proposta di uno dei miei superiori, che riconduce alla mia (cito testualmente) trasandatezza nel presentarmi al pubblico, buona parte dell’insoddisfazione dello stesso, e a questa insoddisfazione la causa prima dei mali dell’azienda, è quella di mettermi in un ufficio non aperto al pubblico a rispondere al telefono ed a fare solo le chiamate di follow up; in pratica un declassamento... con, immagino, ripercussioni sullo stipendio visto che passerei dal contratto metalmeccanico attuale a quello per il commercio notoriamente meno tutelato in cassa integrazione, sia a livello economico che di possibilità future di tenersi il lavoro...
La barzelletta è che almeno sarei in un ufficio col riscaldamento in inverno, l’aria condizionata in estate, una scrivania tutta mia, l’appendiabiti e financo la porta a vetri! Dovrei essere felice... forse più in là... al momento sono amareggiata...
Al mio posto metterebbero una collega (terrorizzata all’idea) che PER SUA STESSA AMMISSIONE non sa compilare un assegno, non sa calcolare il resto da dare al cliente, non sa usare il pos per il bancomat e in pratica si confonde ancora facendo semplicemente le prenotazioni nell’agenda perché confonde l’orario di accettazione dell’auto in officina con l’orario in cui la suddetta deve salire sul ponte (in pratica se il cliente chiede di poter lasciare la macchina alle 8 anche se il posto libero per eseguire il lavoro è alle 10 lei confonde questi due orari, sovrapponendo spesso gli appuntamenti uno sull’altro)... Non è colpa sua, faceva altro prima e nessuno ha avuto il tempo di mettersi accanto a lei e spiegarle con calma le cose... sta imparando da sola, ovviamente commettendo errori... Inoltre, contrariamente a quanto sostiene questo mio superiore, non è affatto vero che può imparare il mio lavoro in pochi giorni; io stessa dopo 4 anni ho ancora dubbi su alcuni passaggi e devo chiedere al collega che ha maggiore anzianità di servizio... in più aggiungete che davvero non c’è il tempo di mettersi da qualche parte tranquille per vedere insieme il da farsi... Ma lei si veste nel modo giusto, quindi può fare il mio lavoro che è a contatto col pubblico! Lei non vorrebbe cambiare con me, ma allora perché cappero alla riunione di due venerdì fa, alla domanda del superiore ‘tu hai freddo quando vai di là?’ scaturita dalle mie proteste sulla richiesta di vestirmi diversamente per essere meno ‘trasandata’ ha risposto ‘no’???
Il lunedì passato, primo giorno in cui avrei dovuto iniziare a spiegarle i miei compiti che presto sarebbero diventati suoi, è venuta in minigonna jeans e tacchi alti, al solito...
L’unica possibilità che ho è che lei riesca a convincere il grande capo a farla rimanere dov’è, di modo che, in conseguenza, anche io debba restare dove sono...
Dulcis in fundo a questa situazione surreale è che tutti i miei colleghi continuano a ripetermi: e dai Maria, ma che ti costa adeguarti? In fondo mica ti ha chiesto nulla di che... e lei: ti sembra giusto che solo perché tu ti sei impuntata ci debba andare di mezzo io?
La mia è una battaglia persa in partenza...
Che tristezza!